sicurezza sul lavoro

DBM Servizi offre assistenza e tutela in materia fiscale a lavoratori, pensionati e cittadini.

I consulenti specializzati forniscono assistenza relativamente al conseguimento di prestazioni previdenziali, sanitarie e socio-assistenziali.

Sono comprese le prestazioni concernenti l’immigrazione e l’emigrazione, ovvero colf e badanti.

Potete rivolgervi a DBM Servizi se avete bisogno di compilazione di qualsiasi modulo, modello, contratto di locazione, visura catastale e pratica inerente la camera di commercio.

I Servizi offerti dalla società sono:

  • Pratiche colf e badanti

    Fornisce alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per la gestione del rapporto di lavoro di colf, assistenti familiari, baby sitter, governanti.

    I servizi offerti riguardano ogni aspetto della regolarizzazione e dell’amministrazione del rapporto del lavoro.

    Garantiscono al datore di lavoro correttezza, precisione e professionalità.

  • Modello 730

    Modelli facili da compilare che non richiedono calcoli di alcun tipo. Il contribuente non deve neppure preoccuparsi di inviare la dichiarazione all’Amministrazione Finanziaria.

  • Modello UNICO

    E’ il modello ordinario di dichiarazione dei redditi. Si tratta di un modello unificato tramite il quale è possibile effettuare più dichiarazioni fiscali.

  • RED/INPS

    Il Modello RED è un modulo INPS che va compilato e comunicato all’Ente pensionistico di appartenenza. Interessa i pensionati che percepiscono prestazioni previdenziali e assistenziali integrative, collegate a reddito soggetto a parziale cumulo.

  • ISEE/ISE

    L’ISE e l’ISEE sono parametri relativi alla situazione economica del richiedente utilizzati da comuni, enti o istituzioni (ospedali pubblici, ASL, scuole, università, ecc.) che concedono prestazioni assistenziali o servizi di pubblica utilità.

  • Cartelle esattoriali – Avvisi bonari

    Comunicazioni finalizzate a consentire il tempestivo accertamento delle omissioni contributive e la regolarizzazione da parte del contribuente.

  • Contratti di locazione

    Tutti i contratti di locazione e affitto di beni immobili devono essere obbligatoriamente registrati dall’affittuario o dal proprietario qualunque sia l’ammontare del canone pattuito.

  • Visure catastali

    Il servizio nasce per dare un aiuto a tutti i privati o professionisti che necessitano per un qualsiasi motivo di effettuare delle ricerche catastali.

autospurgo-viterspurgo

L’azienda Viterspurgo è una società di Viterbo che si occupa della manutenzione delle fognature, dell’autospurgo e della pulizia.

Offre una vasta gamma di servizi che coprono interamente tutto ciò che riguarda la manutenzione e la pulizia dal punto di vista idraulico di fognature, fosse settiche e pozzi.

SPURGATURA DI FOSSE SETTICHE E FOGNATURE

Pulizia rapida e veloce dei pozzi neri con l’uso di mezzi tecnologici per evitare inconvenienti che potrebbero portare disagi al cliente.

Oltre alla pulizia dei pozzi neri, questo servizio comprende anche le fosse settiche, i canali di scolo e le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana.

MANUTENZIONE DELLA RETE FOGNARIA

La ditta si occupa anche di manutenzione delle fognature di ogni tipo di immobile.

Viterspurgo possiede i mezzi necessari per controllare e aggiustare le fognature di piccole case, condomini e anche aziende industriali.

L’azienda garantisce al cliente un’assistenza continua in caso di incidenti di qualsiasi natura alle fognature. Assicura un numero di controlli che varia in base alla natura dell’immobile e alla sua funzione.

SPURGATURE DELLE FOSSE BIOLOGICHE ALLACCIATE E NON ALLA RETE COMUNALE

Un altro servizio molto utile proposto da Viterspurgo riguarda lo svuotamento delle fosse biologiche della cittadinanza.

Nel caso in cui la fossa sia allacciata alla rete comunale deve essere controllata periodicamente e svuotata annualmente.

Nel caso in cui la fossa sia indipendente, il lavoro è più complesso perché deve essere considerato anche il drenaggio della fossa. Se questa non viene periodicamente controllata da un autospurgo esperto come Viterspurgo, potrebbe divenire satura e causare enormi problemi al proprietario.

INNOVATIVA VIDEOISPEZIONE DELLE FOGNATURE

Grazie all’utilizzo di una particolare telecamera adatta a tubi idraulici con un diametro non superiore ai 120mm, si possono controllare e riparare le reti fognarie.

Viterspurgo riesce a trovare l’eventuale punto di intasamento della rete grazie alle videoispezioni, senza dover rompere il terreno e i tubi stessi.

La riparazione porterà un notevole risparmio di denaro e di problemi al cliente.

La videoispezione ricopre un ruolo fondamentale, perchè permette a Viterspurgo di fare un’analisi approfondita della situazione fisica dei tubi fognari.

Questo consente di indicare eventuali danni ma anche eventuali situazioni pericolose presenti nel terreno circostante la fossa.

La telecamera riesce a stabilire i livelli di drenaggio del terreno e i livelli di saturazione della fogna, indispensabili per la sicurezza del cliente.

microlipofilling-riduzione-rughe-viso

Il Dott. Persichetti è un chirurgo estetico di Roma specializzato nella modellazione di seno, glutei, polpacci e viso.

La tecnica utilizzata per gli interventi è la microlipoffiling, ovvero ritocco di alcune parti del corpo, aumentandone il volume, migliorandone contorni e proporzioni.

La caratteristica che differenzia il chirurgo estetico Perscichetti è l’utilizzo di cellule staminali autologhe o le cellule adipose autologhe.

L’innesto di tessuto adiposo, a differenza dell’acido eterologo, biovitalizza e biostruttura il corpo.

Micolipofilling polpacci

L’intervento per correggere i polpacci migliora la propria autostima e elimina la situazione spiacevole di disagio nel non vedere il porprio corpo proporzionato.

Le persone che presentano questa caratteristica possono rivolgersi al chirurgo estetico Dott. Persichetti, specializzato nella tecnica microlipoffiling.

La tecnica del lipofilling consiste in un’autotrapianto di tessuto grasso che viene prelevato da altre parti del corpo del paziente stesso tramite lipoaspirazione.

Il tessuto prelevato verrà successivamente purificato e innestato nella zona intramuscolare del polpaccio.

I risultati saranno immediatamente visibili a intervento terminato.

Microlipofilling volto

Il Dott. Persichetti è specializzato negli interventi sul viso: labbra, rughe, naso e occhiaie.

La tecnica usata per questo tipo di interventi è la microlipofilling.

Il lipofilling del viso è l’intervento che prevede un innesto di tessuto adiposo autologo volto a colmare un difetto della porzione sottocutanea, o ad aumentare il volume delle zone del volto.

Il lipofilling è indicato anche nella biostimolazione del derma e dell’epidermide, e nei casi di pazienti con diatesi allergica o reazioni a filler sintetici.

La correzione dei difetti estetici è spesso la soluzione migliore per chi vive un disagio psicologico dovuto a piccole malformazioni, o a difetti che arrivano col tempo e con l’invecchiamento.

Nel caso in cui si voglia intervenire per un ringiovanimento globale del volto, il Dott. Persichetti opererà rispettando la fisionomia del paziente per offrire un risultato esteticamente gradevole e naturale.

porte da interno

Se sei alla ricerca di un produttore di porte da interno o hai la necessita di fare particolari richieste per l’acquisto di un prodotto personalizzato, visita il sito di MP Arredamenti.

L’azienda è specializzata nella creazione di porte da interno di vario tipo: dal modello scorrevole o a libro, alle porte laccate o in vetro.

La caratteristica che li contraddistingue dalle altre aziende è la realizzazione di prodotti disegnati e personalizzati in base ai gusti o alle esigenze del cliente.

Nel catalogo MP Arredamenti trovi:

  • Porte Listellari Serie MP
  • Porte Libro
  • Porte Scorrevoli
  • Porte Libreria
  • Porte Vetro
  • Porte Laccate Pantografate
  • Porte Laccate Incise
  • Porte Laminato
  • Porte Blindate

Aspetti funzionali da valutare

Prima di fare una scelta per l’acquisto di porte per interno, è consigliato valutare gli aspetti funzionali che vanno oltre il gusto estetico.

Bisogna considerare lo spazio che si ha a disposizione per l’apertura, tenendo conto che per le porte interne è bene avere 80 cm di luce netta di passaggio, o al massimo 70 cm per le porte di accesso a spazi ristretti come bagni, ripostigli o sottoscala.

Gli esperti porte da interno MP Arredamenti sapranno aiutarti nella valutazione delle porte, offrendo una consulenza gratuita e consigliando il prodotto adatto ai tuoi bisogni.

Il catalogo non basta per scegliere

Sfogliare il catalogo per farti un’idea su come potrebbero essere le porte che stai cercando, è il primo passo da compiere. Ma per questo tipo di acquisti il momento in cui valuti se il materiale scelto è adatto alle tue esigenze, è il passo successivo: quando vai al negozio, lo vedi con i tuoi occhi e lo trovi gradevole al tatto.

Le porte scorrevoli e pieghevoli, per esempio, vanno fatte funzionare per capire se il loro meccanismo è resistente e silenzioso. Così come quando sei alla ricerca di porte laccate con una buona verniciatura, non puoi essere certo che il prodotto sia di qualità se non hai avuto prima modo di vederlo in negozio.

Il consiglio del produttore

Quando sei indeciso sui tuoi acquisti l’unica persona che saprà venirti incontro è il produttore, a cui puoi fare tutte le domande utili per schiarirti le idee. Se è una persona affidabile saprà darti i giusti consigli e le informazioni necessarie per capire il valore di ciò che stai comprando.

Servizi per gli amministratori condominiali di gestione delle emergenze e degli interventi tecnici

I servizi condominiali online: un valido aiuto per gli amministratori

I servizi condominiali online si presentano come un valido supporto per tutti quegli amministratori di condominio che hanno bisogno di un aiuto concreto nella gestione di specifiche incombenze legate alla loro professione.
Spesso la risoluzione di problematiche tecniche diventa un lavoro molto pesante per gli amministratori di condominio, che devono essere reperibili 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, per far fronte alle diverse emergenze che possono sopraggiungere in qualsiasi momento.

Come risolvere dunque tali problematiche in maniera rapida e senza un continuo coinvolgimento diretto che comporti impiego di risorse e di tempo da parte dell’amministratore?
La soluzione arriva proprio dai servizi di gestione del condominio online di Gestione Interventi Integrati, che mettono a disposizione degli amministratori più impegnati l’opportunità di dare una svolta al loro lavoro, potendo concentrare l’attenzione sugli aspetti più delicati dello stesso, cioè la gestione amministrativa e contabile del condominio.

La gestione esterna delle emergenze condominiali, dei guasti e degli imprevisti

Quando la gestione degli imprevisti che capitano all’interno dei condomini diventa un’attività che prende il sopravvento su tutto il resto, perché tante sono le chiamate d’emergenza che arrivano ogni giorno all’amministratore, quest’ultimo si trova a dover prendere una decisione.
La soluzione più naturale che si profila è quella di affidarsi ad esperti che possano coadiuvarlo proprio nell’ottimizzare il tempo a propria disposizione.
Da qui dunque la scelta di affidare a terzi la gestione degli interventi tecnici richiesti nell’arco della giornata.

Ma come funzionano nello specifico questi servizi di gestione del condominio online?
Vediamolo nel dettaglio, concentrandoci sui diversi aspetti che vengono interessati, dal pronto intervento emergenze alle disinfestazioni, dai guasti agli impianti ai semplici interventi di manutenzione.

La gestione degli interventi tecnici

Con i servizi condominiali online gli amministratori possono delegare totalmente la gestione degli interventi tecnici.
Al momento in cui arriva una segnalazione di guasto improvviso viene garantita la gestione della problematica e il tutto avviene entro le 24 ore dalla chiamata. Ad intervenire è un team di tecnici specializzati, in grado di individuare velocemente la problematica e di trovare soluzione nel più breve tempo possibile.
I tecnici sono sempre a disposizione ed è per questo che si riesce a garantire l’intervento entro le 24 ore dalla ricezione della telefonata da parte del call center.

La professionalità con cui si interviene è garantita non solo per quanto riguarda il pronto intervento emergenze e la segnalazione guasti, ma anche per i lavori di messa in opera di impianti, elettrici o termoidraulici. Il servizio che viene garantito agli amministratori di condominio spazia a 360 gradi su tutti gli aspetti delle installazioni e delle manutenzioni, con relativo rilascio delle certificazioni rese obbligatorie dalla normativa vigente.

Tra i servizi condominiali anche i lavori di manutenzione ordinaria

Tra i lavori di manutenzione ordinaria che vengono messi a disposizione di chi decide di affidare i propri condomini ai servizi condominiali online, vi sono in primo luogo la cura del verde e la pulizia delle reti fognarie.
Si tratta di interventi che interessano periodicamente i condomini e che è bene siano sempre affidati a mani esperte. In questi casi ci si avvale anche di consulenze specifiche, che si rendono necessarie soprattutto in casi particolari, come la gestione di piante ad alto fusto, o anche eventuali presenze di animali che devono ovviamente essere trattate con la dovuta attenzione.
I servizi di giardinaggio spaziano dal taglio dell’erba alle potature, mentre per quanto riguarda gli spurghi viene garantito l’intervento di ditte specializzate, dotate anche degli appositi mezzi necessari ad effettuare questo tipo di lavori. Ad operare sono dunque diverse squadre, ciascuna specializzata in un diverso settore, che sono coordinate da una medesima sede centrale, quella alla quale arrivano le chiamate.

La garanzia di servizi condominiali efficienti e di alto livello

L’esigenza di un amministratore di condominio che si affida ai servizi di gestione del condominio online, è sempre quella di garantire la massima efficienza ai propri clienti e il più alto livello qualitativo possibile.
Ecco perché è importante che il servizio sia strutturato in collegamento con le diverse imprese specializzate nei vari settori, in modo tale che ciascuno si occupi di un aspetto specifico, per poter garantire sempre il massimo risultato ai clienti.

Da parte dell’amministratore, la gestione del proprio account online è estremamente semplice, in quanto dalla piattaforma dedicata si accede a tutte le funzioni e si possono controllare le situazioni di ogni singolo condominio, che vengono aggiornate in tempo reale.
In questo modo l’amministratore, pur delegando il servizio, riesce comunque a tenere sotto controllo ogni aspetto e a seguire ad esempio l’evoluzione di un’emergenza che si è verificata all’interno di uno dei condomini che gestisce, così da poter rispondere in modo preciso ad eventuali richieste dei suoi clienti.

Ecco perché la gestione del condominio online merita di essere presa seriamente in considerazione dagli amministratori più esigenti, che vogliono offrire solo il meglio ai propri clienti, senza scendere a compromessi.

Sicurchiavi è il punto di riferimento per le serrature roma

Operativa in tutta la capitale, l’azienda numero 1 per le serrature promette interventi puntuali e rapidi, effettuati da veri specialisti della sicurezza. Sicurchiavi Srl non teme confronti ed invita chiunque abbia la necessità di migliorare la propria sicurezza in casa ad affidarsi ai servizi offerti dall’azienda leader in fatto di sicurezza e serrature a Roma. Attiva fin dal 1982, Sicurchiavi opera con competenza e passione offrendo il proprio supporto sia a privati che imprese.

Decine di servizi differenti che vanno dall’installazione di serrature alla riparazione di chiavi

Oltre alla fornitura e all’installazione di articoli di qualità, l’azienda provvede alla manutenzione e alla riparazione di ogni genere di serrature e casseforti, sui quali si rende necessario l’intervento in seguito a casi di forzatura e bloccaggio. Sicurchiavi esegue anche aperture giudiziarie senza ricorrere alla forzatura. Lo staff che opera per conto dell’azienda segue in prima persona tutte le fasi relative all’installazione, senza avvalersi di alcuna consulenza esterna. L’esperienza e la professionalità costruite sul campo, sono a disposizione di chiunque voglia migliorare o ripristinare la sicurezza della propria abitazione o del proprio luogo di lavoro. Sicurchiavi offre anche servizi relativi alla duplicazione delle chiavi e mette a disposizione di ciascun richiedente chiavi e serrature di ultima generazione, dotate di cilindri europei. Inoltre, sblocca casseforti, opera su porte corazzate e blindate, installa sistemi di allarme e videosorveglianza. Non esiste alcun aspetto relativo alla sicurezza in casa che non costituisca materia quotidiana per Sicurchiavi, l’azienda attiva a Roma e tra le più note del Lazio. La conoscenza della materia, la professionalità con cui opera e la preparazione del suo staff, crescono continuamente grazie ai corsi d’aggiornamento periodici. Uno dei servizi più richiesti è la duplicazione o ricostruzione delle chiavi rovinate o andate distrutte. L’esclusivo sistema di duplicazione di cui è dotata l’azienda può risolvere ogni genere di problema ricostruendo la chiave a partire dalla serratura, piuttosto che riparando chiavi dotate di tecnologia elettronica, chiavi europee, per cassaforte e sistemi a chiave maestra per negozi, condomini e uffici.

Un servizio economico, rapido e di qualità

Sicurchiavi offre un servizio basato sulla rapidità e l’economicità, qualsiasi sia l’operazione da compiere. L’azienda offre un valido servizio di duplicazione per chiavi di auto e moto di qualunque marca, dai marchi tedeschi a quelli nostrani, senza esclusione delle auto francesi, giapponesi e britanniche. Le chiavi delle auto sono dotate di un particolare dispositivo elettronico che prende il nome di transponder. Nel corso del tempo, le aziende automobilistiche hanno reso sempre più difficile effettuare una copia fedele delle chiavi, finché le aziende che lavorano nel settore non hanno cominciato a dotarsi di sistemi sempre più efficaci e sofisticati, utili a realizzare copie delle chiavi per auto completamente identiche all’orignale e perfettamente funzionanti. Sicurchiavi è un’azienda che opera nel minor tempo possibile, perché sa bene quanto sia importante il tempo per ciascun richiedente che lamenta un problema di questo genere. Inoltre, l’azienda si impegna a fornire servizi economici ma non per questo meno funzionali rispetto alla concorrenza. Nonostante i prezzi molto bassi, soprattutto se confrontati con quelli delle case che producono le chiavi per auto e moto, Sicurchiavi assicura un servizio identico all’orignale in quanto a precisione e durata. Si effettuano copie di chiavi per Fiat, Lancia, Smart, Volkswagen, BMW, Mercedes, Mini, Audi, Seat, Skoda, Peugeot, Renault e Alfa Romeo.

Le casseforti Sicurchiavi, rivenditore autorizzato Juwel e Bordogna

Sicurchiavi vende a Roma e in tutta Italia casseforti a muro, casseforti a mobile e armadi blindati. L’azienda tratta e rivende soltanto prodotti di grande valore e di elevata sicurezza, fornendo supporto per l’installazione e per la manutenzione di ciascun articolo. Tratta casseforti di ogni genere e per qualsiasi destinazione, comprese quelle per uso domestico, professionale, per alberghi e gioiellerie. Anche nel caso delle casseforti, sia a muro che a mobile, l’azienda offre prezzi convenienti ed ogni genere di informazione, al fine di illustrare al cliente ogni genere di specifica relativa all’articolo che intende acquistare.

Serrature europee

Le serrature tradizionali doppia mappa possono dare problemi o addirittura possono bloccarsi, pertanto la conversione delle stesse in quelle a cilindro europeo rappresenta la scelta migliore per aumentare la sicurezza di qualsiasi ambiente. Affidarsi ad un’azienda specializzata come Sicurchiavi Srl è la scelta migliore, perché in grado di installare serrature europee delle migliori marche e a costi estremamente convenienti. Chi possiede ancora una porta blindata dotata di serratura a doppia mappa, deve sapere che si tratta ormai di una tecnologia obsoleta, conosciuta da tutti i ladri d’appartamento. Ciò deve far riflettere e dovrebbe convincere chiunque tenga alla propria sicurezza in abitazione a cambiare la serratura e ad installarne una a cilindro europeo. Esistono prodotti più economici e impianti costosi ma molto più sicuri, quali quelli dotati di borchie protettive dette defender. Le ultime versioni di serrature a cilindro europeo dispongono di piastre prive di punti di fissaggio esposti e difficili da perforare ed afferrare con qualsiasi strumento. Anche le serrature elettroniche sono molto richieste poiché con esse scompaiono completamente le serrature tradizionali e cala radicalmente il rischio che queste vengano forzate. Sicurchiavi effettua lavori di installazione e manutenzione dei sistemi di sicurezza appena descritti ed assicura pieno supporto a ciascun cliente che ha deciso di affidarsi ai servizi dell’azienda romana leader nel settore.

Duplicazione chiavi

Sicurchiavi è specializzata nella duplicazione di qualsiasi tipo di chiave, grazie alla tecnologia elettronica computerizzata di cui dispone. Esegue copie di chiavi europee, chiavi “Fichet”, chiavi per cassaforte, chiavi con transponder, chiavi dotate di codice meccanico, chiavi con telecomando. Non esiste sistema di sicurezza che Sicurchiavi non conosca: ogni genere di intervento descritto dovrà essere fissato telefonicamente e l’azienda si impegnerà a provvedere quanto prima all’erogazione del servizio.

La caduta del muro ha avuto anche ripercussioni negative.

Il 9 Novembre 1989 cade il muro di Berlino. A 25 anni di distanza si celebra questo avvenimento come qualcosa di straordinariamente positivo, una festa di liberazione nazionale e internazionale. Si riunisce la Germania, divisa tra i due blocchi di potere che combattevano la guerra fredda; si riunisce il mondo: la data diventa simbolo del crollo del mondo sovietico, o del socialismo reale, anche se l’ultimo effettivo respiro del gigante avverrà a cavallo tra il 1991 ed il 1992.

Il senno di poi storico, corroborato dall’emergere dei documenti resi inaccessibili dalla barriera della cortina di ferro, ha reso evidenti oltre ogni ragionevole dubbio  (“la storia la scrivono i vincitori”), gli orrori e gli errori commessi da un regime che ha ucciso o privato delle più elementari libertà la popolazione sottomessa al proprio governo.

Ma per una parte del mondo occidentale, ed in particolare per quelle enclave rosse come l’Emilia nella quale sono nato e cresciuto, il crollo del muro è coinciso con il crollo di un’ideale positivo verso cui tendere, della possibilità di un mondo migliore, di un’utopia paragonabile alla promessa di paradiso della religione cattolica.

In sostanza per i comunisti emiliani, o almeno per il mondo comunista che ho conosciuto, è come se il 9 Novembre 1989 dio fosse morto un’ennesima volta. Tutto questo non fu evidente nell’immediato, o almeno credo (ero troppo piccolo), ma lasciò una nostalgia e una malinconia che si accrebbero con il passare del tempo. La storia perse il suo scopo,  il suo essere un avanzamento continuo segnato dal progresso verso il sole dell’avvenire; si dipanò di fronte al credente comunista un immenso deserto immobile in cui sopravvivere, un eterno presente senza spinta ideale. Certo una gabbia dorata, dotata di tutti i comfort materiali che un’evoluta società capitalistica occidentale era ormai in grado di fornire diffusamente in quegli anni. Ma si erano perse le motivazioni alla rinuncia, al sacrificio, all’abnegazione al dovere che riunivano i militanti e la rendevano una comunità coesa e compatta. Le macerie del muro erano le macerie di un mondo che era crollato per sempre ancora prima di essere costruito.

L’essere comunista era sposare una visione del mondo, strutturata e compresa non attraverso i grandi classici o le opere teoriche; nessuno aveva letto Marx, al massimo riassunti, semplificazioni, lezioni in cui il pensiero del filosofo era stato predigerito e riconfezionato dal partito. Stessa cosa per Gramsci, Lenin, Togliatti, Stalin. Era un’aderire ad un insieme di valori che definivano un noi ed un loro, rafforzavano il gruppo e nell’opposizione all’altro lo rendevano più coeso.

E l’adesione era totale, indiscussa, tale da conformare completamente lo stile di vita. Mio nonno nel portafogli aveva i soldi, le tessere del partito, della coop, del sindacato, dell’Arci, la foto di Togliatti e di Stalin,  ma non quella di sua moglie o dei figli. Non si lasciava entrare il prete in casa per per permettergli di benedirla; si diffidava e si sospettava di chi andava a messa, se ne parlava sempre e comunque male, vi si intrattenevano rapporti ipocriti. Non ci si sposava in chiesa, ma in comune. Non si celebravano i funerali in chiesa, ma si andava al cimitero con la banda e le bandiere: del partito, dell’internazionale, del sindacato (chiaramente e solamente la CGIL).

I leader erano infallibili, nel momento in cui il conclave del congresso li nominava papi di questa religione atea, razionalista e laica, assumevano in sé stessi la Verità assoluta. Li si voleva toccare, la loro apparizione ai comizi o in tv era un momento di gioia accolto tra il giubilo ed il religioso silenzio. Non si poteva dissentire da loro, criticarli, nemmeno all’interno delle mura domestiche. L’ortodossia era uno dei principali valori, l’obbedienza alle direttive era ritenuta necessaria per avere la speranza di realizzare il mondo migliore.

Tutto lo scorrere della vita quotidiana era improntata alla “religione”: dopo il lavoro si andava al circolo o alla sezione; la Domenica mattina ci si alzava presto per distribuire l’Unità; una volta al mese si faceva la spessa “grossa” rigorosamente alla COOP e si disprezzava chi si riforniva al Conad; i week end erano scanditi dalle manifestazioni di piazza, dal porta a porta per “insegnare come si vota”, dai pellegrinaggi di testimonianza alle varie feste di partito sparse per la regione, dalle gite organizzate per i gemellaggi con le sezioni delle altre città.

Il lavoro era sacro, ma solo quello da dipendente: non era onorevole sfruttare il lavoro degli altri per arricchirsi, ci si trasformava nel “padrone”, nel nemico da combattere ed abbattere. Sul modello di Stakhanov, era glorioso ammazzarsi di fatica, sia fisica che intellettuale, fare a gara a chi lavora di più, non smettere fino a che non si completava il compito o dimostrarsi superiori concludendo più compiti degli altri. Ma non all’interno della propria professione, perché sarebbero stati straordinari conferiti al Capitale; bensì nel volontariato, nel fornire la propria opera gratis al partito, al sindacato, ai compagni: facendo i baristi al circolo, montando gli stand delle feste, prestando servizio come camerieri, cuochi o sfogline nelle cene di autofinanziamento. La nobiltà del singolo derivava dal sacrificio per gli altri.

Si riteneva che attraverso l’abnegazione, la disciplina, l’annullamento della propria soggettività nella volontà generale e nella causa comune si potesse finalmente raggiungere la città di dio e abbandonare le sofferenze del presente materiale e terreno. E l’immagine filtrata che proveniva da oltre cortina era lo specchio nel quale cercare le conferme dell’efficacia della propria condotta. Nell’est europeo c’era la piena occupazione, istruzione e case per tutti, un livellamento sociale che impediva la presenza di ricchi, delle loro proprietà e dei loro lussi che in Occidente venivano sbattuti in faccia ai proletari, stimolando in loro l’odio ma non l’invidia: nessun comunista avrebbe voluto possedere quei beni simbolo di moralità distorta e di infedeltà. Lo sport, i successi olimpici degli atleti sovietici fornivano una rappresentazione efficace e plastica dell’uomo nuovo, dell’oltreuomo comunista, superiore per forza ed etica all’atleta occidentale; non per doti naturali, ma per una trasformazione compiuta attraverso la dedizione, il sacrificio, l’attaccamento ai valori propri di una causa più elevata. Gli abitanti dell’Europa dell’est, ma soprattutto i russi, erano di default persone fantastiche, trattate con la reverenza ed il rispetto dovute a persone migliori, più evolute lungo il percorso di redenzione.

Si era amici e fratelli di persone lontane e sconosciute, si aveva fiducia reciproca preventiva, ci si riconosceva e ci si stimava tra gruppi di ignoti, perché si sapeva di avere la stessa visione della vita e di condividere un obiettivo comune relativo alla salvezza dell’umanità.

Con il crollo del muro tutto questo è gradualmente venuto meno. Si sono cercati succedanei, si è finta una trasformazione ed una maturità politica che lasciavano comunque l’amaro in bocca ai vecchi militanti. Si celebravano nuovi riti politici coerenti alla democrazia che celavano in ogni caso la nostalgia di un passato a cui non si era mai rinunciato, nella speranza che riemergesse in una qualche forma dopo un necessario periodo di corsa sotterranea e camuffata.

Ora non rimane nessuna spinta ideale, nessun obiettivo, nessun motivo per cui sacrificarsi, nessuna spinta al proprio miglioramento, alla trasformazione nel superuomo comunista. Anche l’ultimo ostacolo ad una condotta nichilista è stato rimosso, non rimane che abbandonarsi all’accidia priva di scopo.

 

Orgia in mezzo al campo, il pallone non conta.

Quando la vita si accanisce contro di te c’è poco da fare, bisogna arrendersi. Per rendere la mia esistenza ancora più deprecabile il destino ha voluto che alla tenera età di 11 anni fiorisse in me un malsano amore per i colori rossoblù del Bologna. Questo ha comportato 21 anni ad oggi di sofferenze inutili, patemi, vergogne, insulti (vivendo a Modena), danni permanenti al fegato. Tutto riassumibile nel celeberrimo detto latino. “mai na gioia”.

Un’esistenza scandita da retrocessioni, partite contro club improbabili, esultanze smodate per gol realizzati a squadre che sono scomparse dalla realtà e dalla memoria collettiva, trofei imbarazzanti come una Coppa Intertoto, anch’essa abolita per manifesto eccesso di grottesco.

Alcuni lampi ci sono stati: il privilegio di veder giocare e di poter gioire per i numeri di Roberto Baggio, ma soprattutto l’intima soddisfazione di potersi vantare di essere stati il club del grandissimo Michele Paramatti, il Beckenbauer delle periferie più disagiate.

Se per fare i sostenuti si vuole considerare il calcio come uno specchio della società, della politica, dell’economia, insomma del mondo in cui è inserito, bisogna ammettere che la crisi economica si è manifestata in tutto il suo splendore anche nelle sorti del Bologna. Sono anni che presidenti di una povertà che fa tenerezza si sono succeduti alla guida del club, regalandoci squadre con organici da commediaccia all’italiana e una suspense continua degna dei migliori maestri del brivido: ogni anno l’iscrizione al campionato era una telenovela che incollava migliaia di lettori ai giornali; le scadenze per il pagamento degli stipendi appassionavano più delle imprese sportive (anche perché queste ultime erano terribilmente latitanti); la corsa per evitare punti di penalizzazione occupava le cronache sostituendosi ad una normale e rassicurante routine di allenamenti e interviste ai giocatori.

Tutto questo ben di dio ci ha condotto alla fine del campionato scorso ad una ennesima retrocessione ed alla fantastica opportunità di confrontarci con squadre che hanno fatto la storia del grande gioco del calcio: Latina, Entella, Crotone, Lanciano, Cittadella, e tante altre che non ricordo perché il campionato di B vanta un roster di un centinaio di squadre, alcune sconosciute perfino a loro stesse. Tra i tanti privilegi concessi da questa nuova situazione ci sono i derby con i vicini di casa sciatti, che non vedevamo da tanto tempo e avremmo volentieri fatto a meno di rivedere.

Uno di questi è la sentitissima, dai modenesi, partita con il Modena. Il meraviglioso mondo dei media, che permettono di essere in ogni istante in ogni luogo, avvicinando culture, stili di vita, modi di sentire e insomma includendoci tutti in un unico villaggio globale, ha fatto si che Sky trasmettesse a breve distanza tra loro Modena-Bologna (Venerdi sera) e Real Madrid-Barcellona (Sabato pomeriggio) e che io per ragioni di cuore e di passione per il calcio le vedessi entrambe. Il contrasto tra di esse è stato forte e lacerante, difficilissimo pensare che fossero lo stesso sport.

Trova le differenze

  1. Come ci ha insegnato Leopardi, più che l’evento in sé quello che appassiona e coinvolge è l’attesa che si crea intorno ad esso. La tensione, il pensiero a quello che sarà, il parlarne prima, immaginarlo, costruirne una narrazione, sviscerarlo in ogni suo possibile aspetto. Così è stato per entrambe le partite: l’attesa mondiale per il clasico si è espletata in servizi sulle televisioni, sui grandi giornali nazionali, nelle pubblicità; l’attesa locale per il Derby si è vissuta nella sua nicchia nelle cronache locali e negli sfottò tra strada e social network. La maggior parte della popolazione non sapeva dell’esistenza di Modena-Bologna, ma chi era coinvolto ne ha vissuto l’avvicinamento con molto più pathos rispetto a quello dovuto a Real-Barça. Forse questo è l’unico punto a favore del Derby.
  2. La scenografia. Per Modena-Bologna i tifosi bolognesi, trascinati dall’entusiasmo per la nuova proprietà e dall’illusione di essere per una volta nella vita ricchi e potenti, hanno richiesto un numero di biglietti ben superiore ai 2400 concessi dalla questura modenese, ma nonostante le insistenze per ragioni di sicurezza si è deciso di non aumentarli. Anche i modenesi galvanizzati dalla ritrovata sfida con i cugini-rivali del capoluogo di regione hanno aumentato le presenze allo stadio rispetto al consueto, ma non tanto da riempirlo. Risultato: 15000 spettatori in uno stadio da 20000, record di presenze che non ha impedito però di presentarsi alle telecamere con evidenti buchi tra gli spalti. Questi, insieme ad un’illuminazione consona ad una squadra di provincia che gioca in Serie B, unite ad un intrattenimento prepartita da strapaesana, hanno conferito all’avvenimento una tetra atmosfera da baretto di paese, affollato e gaudente la sera del dì di festa ma pur sempre triste ed abbruttente. Discorso opposto per Real-Barcellona, stadio esaurito nei suoi 85 mila posti, luci sparate al massimo, speaker su di giri, inno della squadra di casa a massimo volume a caricare il pubblico. Atmosfera adatta ad un avvenimento mondiale.
  3. Le squadre. Alla lettura delle formazioni del Derby prende lo sconforto. Nonostante segua il calcio da parecchi anni la maggior parte dei giocatori mi è sconosciuta. Devo ammettere che della rosa del Bologna prima dell’estate ero conscio della presenza in vita di pochissimi calciatori, gli altri ho imparato  conoscerli purtroppo dalla lettura assidua delle ultime pagine dei giornali sportivi, che dovendo riempire le colonne di nulla si sono prodigati nel magnificare le doti di onesti lavoratori prestati al pallone provenienti da ignote periferie. Si vedano i Ceccarelli, i Maietta, i Laribi, i Giannone, i Troianiello, gente che si impara ad amare nell’indigenza ma che si spera di non rivedere più e di obliare completamente una volta che si sia usciti a riveder la luce. Dei giocatori del Modena non avevo mai sentito parlare, e spero di non doverci più avere a che fare da qui ad un anno. Nomi che sembrano provenire da uno sketch di Maccio Capatonda come Manfrin e Nizzetto, personaggi da romanzo come: Salifu, ghanese enorme dalla cresta color oro che corre come un indemoniato dietro il pallone; Rubin, terzino gobbo e smilzo ex Bologna, famoso per le sgroppate inconcludenti; Grancoche, bomber di categoria dall’espressione del viso perennemente perplessa e malinconica; Ferrari, atleta dal fisico da tossico che ricorda più un antennista che un calciatore. Discorso completamente opposto per il clasico: giocatori bellissimi e tiratissimi, che sembra una sfilata. Eleganti, famosi, ricchi, soprattutto fortissimi, sembra una partita alla play station con due squadre di All Stars.
  4. La partita. Modena-Bologna è terribile. 90 minuti e oltre di vuoto pneumatico. Nessun tiro in porta, due mezze occasioni da gol e due rigori negati. Tutto si risolve e si riassume in una mastodontica orgia a centrocampo, una sorta di gay bar dove si tira la palla in alto e sotto 20 persone si azzuffano in una piramide umana, in un’unione mistica dove ad un certo punto anche il pallone perde di importanza, e l’unica cosa che conta è sentirsi vivi grazie al contatto fisico violento con un altro essere umano. Cose così brutte non le avevo viste nemmeno ai calcetti tra amici o nelle partite tra amatori. Nessuno che controllasse la sfera o la mantenesse a terra, campanili random senza un perché e senza un disegno per il futuro, un vortice di schifo che riconcilia con chi considera il calcio uno sport da idioti. Gli allenatori a bordo campo erano perplessi e si interrogavano sulla loro vita, se non l’avessero sprecata fino ad allora, cosa avevano fatto di male per essere lì in quel momento, quale strada sbagliata, quali decisioni errate li avessero condotti in quel baratro di orrore. L’unico sussulto, l’espulsione di Troianiello dalla panchina: un mistero che rimarrà irrisolto; si pensa a delle offese al quarto uomo, ma bisogna sapere che il buon Gennaro è un miracolato dello sport, un energumeno tatuato che non è in grado di esprimersi in italiano corrente e che gira le squadre  di serie B di anno in anno grazie alla fama di porta fortuna che si è costruito negli anni; impossibile che abbia potuto pronunciare un’ingiuria comprensibile ad un orecchio umano non addestrato al suo linguaggio.  Pur seguendo la partita in piedi con l’adrenalina dell’evento, corroborata da quella di una scommessa campata per aria che mi ha tolto 5 euro necessari come non mai al mio sostentamento, la lotta per non addormentarsi è stata durissima e infruttuosa, risoltasi in un torpore interrotto saltuariamente da una sfilza di bestemmie. Del clasico che dire? IL CALCIO. Per citare Capello, che commentava la partita, “questi giocatori sanno tutto”. Palla a terra, azioni di una velocità impressionante, tocchi precisi, numeri, movimenti esatti, occasioni a ripetizione, emozioni continue. Tensione vera e motivata, con il tempo che volava e l’impossibilità di non essere attratti verso lo schermo stando sempre in punta di divano. Esperienza unica, uno di quei rari momenti che possono far riconsiderare l’assunto che sia impossibile divertirsi a questo mondo.
  5. Le conclusioni. Non essendoci stato un tiro in porta, il Derby è finito inesorabilmente 0-0. Si spegne la televisione con la consapevolezza di aver buttato nel cesso 2 ore della propria vita e più in generale una settimana passata a leggere febbrilmente notizie inventate, inutili o riciclate e a discutere con amici e conoscenti sulla superiorità della propria squadra e della propria città. Una consolazione però si trova sempre: il Bologna è primo in classifica in coabitazione con il Carpi, squadra della più infelice provincia modenese e in quanto tale invisa anch’essa ai tifosi del Modena. Il clasico è finito 3-1 per il Real, al termine di una partita fantastica che lascia la sensazione di aver assistito a qualcosa di bello e di utile, con il rammarico che sia finito e con la bella consapevolezza che almeno in un’altra occasione le due squadre si riaffronteranno entro la fine dell’anno calcistico. Questa consapevolezza provoca invece un dolore fisico e morale lancinante nel caso di Bologna e Modena, che purtroppo si ritroveranno al ritorno, si spera per l’ultima volta.

Per tirare le fila, il tifoso del Bologna sta vivendo un incubo vero, angosciante e terribile, invischiato come è nelle brutture di una terra straniera tra partite inguardabili e giocatori inventati sul momento. La speranza è che i nuovi proprietari siano davvero ricchi, e che finalmente uno dei due protagonisti di una bella partita sia il club rossoblù.

Rimanere nella casa dei genitori è razionale e giusto.

Il modello della famiglia patriarcale si è da poco dissolto in Italia. Ma nella percezione mentale che se ne ha pare distante secoli, un lontano puntino che si perde nei tempi oscuri del medioevo. Il diktat è l’indipendenza: a 18 anni fuori di casa! Vita autonoma, moderna, affrontando le difficoltà di petto perché solo con le responsabilità si cresce e si diventa veri uomini.

Il saper pagare le bollette, arredare una casa, curarne l’esterno, prepararsi i pasti e mangiarseli da solo rendono un individuo migliore di un altro, sono skills potenti, riti di iniziazione, marcatori di considerazione sociale.

Spesso l’indipendenza è forzata da cause fondate, come lo studio fuori sede, il lavoro trovato in un’altra città, la convivenza. Su questo nulla da dire, il cambiar casa diventa un malus che va  pesato sulla bilancia costi/benefici delle opportunità che si presentano nella vita.

Ma se non si ha un lavoro, o si lavora nella stessa città dei genitori, non si ha intenzione di convivere, qual è il senso logico di ricercare l’indipendenza a ogni costo? Questa necessità imposta, prettamente dovuta ad una pressione sociale esterna, come si giustifica? Perché affrontare un mare di difficoltà solamente per sentirsi riconosciuti come “maturi”?

Ventenni, trentenni, quarantenni si vergognano per il fatto di vivere ancora con i propri genitori. Quando sono costretti a rivelare questa ignobile verità vengono accolti con un sorrisino ironico e snobbati come handicappati sociali. Un’opera di discriminazione e di bullismo che segue gli stessi meccanismi di emarginazione di chi non segue le mode o non si adegua agli atteggiamenti del branco.

Una analisi dei pro e dei contro condotta in modo razionale evidenzia come non ci sia alcun vantaggio economico o di benessere nell’abbandono del nido, cioè che per dare di sé un’immagine positiva al cospetto della collettività si spendono inutilmente risorse materiali ed emotive. Un bisogno indotto e irragionevole di riconoscimento sociale fa deviare dalla linea retta dettata anche da un limitato senso logico.

Si può parlare dell’ennesimo velo distorcente posto dalla società moderna sugli occhi dell’uomo contemporaneo, che gli impedisce di avere una corretta visione di come stanno le cose realmente.

I vantaggi del vivere in casa dei genitori sono infatti lapalissiani, evidenti anche alle menti più semplici, se non fossero condizionate da una malevole propaganda:

  1. I costi sono ridottissimi: non si paga un mutuo e nemmeno un affitto.  I pochi soldi che entrano si possono spendere tutti per esigenze personali, senza dover fare la figura del barbone rifiutando inviti a cene, uscite, calcetti, aperitivi, serate in discoteca, vacanze.
  2. Le bollette sono a carico del capo famiglia e non si devono fare file per pagarle.
  3. Ci si può permettere un televisore grande e spesso l’abbonamento a Sky è incluso nel pacchetto famigliare
  4. Non si spendono soldi per la spesa, non si fa la spesa, ma al massimo si perde un minimo di tempo a fare l’elenco di quello che serve.
  5. Non bisogna pulire in casa o assumere qualcuno che lo faccia.
  6. C’è qualcuno che lava i panni, e soprattutto che li stira. Niente errori con i colori, nessun timore a dover andare in giro con i vestiti stropicciati con la speranza che si stirino da soli sul proprio corpo.
  7. Guadagno netto di tempo nel non doversi preparare da mangiare.
  8. Guadagno in salute grazie a pasti preparati a dovere e con un sapore accettabile, diversi dallo junk food o dai cibi maltrattati e tristi che la solitudine e la mancanza di voglia inducono ad ingurgitare quando si è da soli.
  9. Lenzuola che magicamente cambiano da sole al variare della stagione.
  10. Una cura e una manutenzione della casa anche nei più piccoli e minuziosi dettagli che sarebbe impossibile in una vita autonoma.

Sono 10 punti stesi velocemente, ma non sarebbe difficile trovarne altri. Ora: come si può pensare che l’obbligarsi ad una non necessaria (nel senso di non indotta da circostanze materiali esterne) indipendenza ed imparare ad espletare queste fastidiose e banali incombenze aiuti la crescita di un individuo e lo renda migliore?

Non si può negare che il vivere da soli abbia i propri vantaggi: autonomia rispetto alle regole imposte da chi in famiglia è gerarchicamente superiore, libertà di gestire orari e conduzione della vita domestica, possibilità di ospitare altre persone. Ma questi vantaggi, in confronto a quelli offerti da una vita in famiglia, giustificano una scelta così radicale?

Siamo nati per soffrire, ma una condotta di vita saggia dovrebbe cercare di eliminare quanto più possibile i disagi. Rimanete in casa!

Il sangue di Kent Brantly può salvare dall'ebola.

Lo scenario è ideale per un messia: per il mondo si prospettano tempi bui; morte, distruzione, catastrofe, tutto sfumato seppia. Il male prospera sia all’interno che all’esterno della Fortezza Occidente.

Dentro le mura imperversa la crisi economica e sociale, da tempo non si viveva una situazione del genere. Dopo gli sconvolgimenti dell’ultima guerra si era diffuso il benessere a macchia d’olio, niente sembrava potesse rovinare questa situazione idilliaca, il futuro non era minaccioso ma prometteva ancora progresso e felicità. Invece all’improvviso si è rotto qualcosa, il lavoro è venuto a mancare, di conseguenza i soldi per i consumi e la speranza per sé stessi e per i propri figli. I notabili della Cittadella si distaccano sempre di più dal volgo, si separano dal resto della società forti delle loro ricchezze, che aumentano esponenzialmente rispetto a quelle dei loro sottoposti. L’armonia è un lontano ricordo, ci si divide in fazioni e si lotta l’un contro l’altro, pur avendo un comune nemico: la Casta.

All’esterno crescono e prendono vigore due pericoli di tipo diverso.

Da una parte i barbari tagliagola, che fanno mattanza dei cittadini avventuratisi fuori dalle mura, e che minacciano di conquistare la Fortezza spinti dal loro Dio. Una minaccia nata in terre  produttrici di risorse fondamentali  per il funzionamento della vita economica della Città, un tempo controllate direttamente o attraverso collaboratori autoctoni, ma ora lasciate a loro stesse e degenerate in preda a manie revansciste.

Dall’altra un virus misterioso proveniente dal cuore delle foreste africane, passato all’uomo, per sortilegio, dalle scimmie e dai pipistrelli. Una malattia terribile e truculenta, che annienta il corpo dall’interno, lo piaga e lo fa scoppiare in una enorme bolla di sangue. Inizialmente non faceva paura, era corredo esotico di racconti su popolazioni lontane e mondi sconosciuti, ma poi l’esplosione di un’epidemia spaventosa ed i contatti sempre più intensi tra centro e periferia della contea l’hanno portata fino alle porte della Fortezza.

Per nascondere la povertà interna, e per proteggersi dai pericoli provenienti dall’esterno,  i governanti della Cittadella hanno deciso di sollevare i ponti levatoi e di intensificare i controlli verso chiunque bussasse alla porta. Vengono accolti con tutti gli onori i principi orientali e la ricca corte dell’imperatore rosso di Cina, portatori della liquidità necessaria ad un disidratato Occidente per poter sopravvivere. Tutti gli altri, le persone comuni, vengono sottoposte a rigidi controlli: sulla provenienza, sulla religione professata, sui loro ultimi spostamenti, per appurare che non siano affiliati ai barbari; sulla temperatura corporea, sulle condizioni del sangue e dell’apparato digerente, per accertare che non siano untori, bombe umane scagliate all’interno della Città.

Quello che era il pericolo che aveva avuto maggiore presa sul popolo, la paura dei barbari, è ancora confinato al di fuori delle mura, anche se le voci corrono e se ne sono prodotte di attentati probabili o sventati alle piazze più importanti della Città, corroborate dalle minacce di presa della Cattedrale diffuse dai tagliateste attraverso i mezzi di comunicazione. Invece ha già fatto breccia e oltrepassato le difese dell’Occidente la terribile malattia.

A importarla è stato Kent Brantly, medico in missione nelle terre sperdute d’oltremare e contagiato dal virus. Lo si è voluto curare all’interno dei bastioni, e questo ha provocato una brusca reazione nel popolo: chi sosteneva che lo si dovesse lasciar morire in quelle lande lontane, chi che non avrebbe mai dovuto uscire dalla Città per curare popolazioni inutili, povere e ignoranti, che quella era la sua giusta punizione e che la solidarietà e la compassione sono ormai disvalori non affini al verbo della produttività.

Deriso, vilipeso e bistrattato il povero missionario è riuscito però a guarire. E qui il suo secondo peccato grave: la società occidentale aveva ormai da tempo nella sua maggioranza abbandonato superstizioni ed idee metafisiche per tributare fiducia incondizionata alla scienza ed al progresso, mentre lui presentandosi alla folla all’uscita dal Lazzaretto ha ringraziato Dio per averlo salvato. La reazione è stata violenta, “ma come, noi lo salviamo grazie alla nostra tecnica e al nostro sapere, e lui ringrazia qualcuno che non esiste e che quindi non può aver fatto nulla per lui”. Si è preferito farlo finire al più presto nel dimenticatoio. Di questa esperienza rimaneva la certezza che la progredita civiltà della Fortezza poteva tranquillamente guarire gli ammalati e sconfiggere il virus, pericoloso solo tra le povere genti delle terre lontane.

Purtroppo sono arrivati altri contagiati, e sono cominciate le morti. Le cure promesse dalla cultura cittadina non sono ancora pronte per essere utilizzate in vasta scala, e soprattutto non sembrano funzionare nella totalità dei casi. Le conseguenze non si fanno attendere: il popolo precipita nell’irrazionalità, si diffonde il terrore e la caccia all’untore, si evitano i contatti e la frequentazione di luoghi affollati, si sospetta di chiunque. Un clima millenarista da fine del mondo, la paura dell’estinzione, la rassegnazione ad una morte certa ed inevitabile, il fatalismo.

Nel momento più buio, quando tutto sembra perduto, si illumina una speranza. Si scopre che forse il plasma del sangue delle persone guarite può aiutare gli ammalati, le prime evidenze lo confermano. Di colpo il povero medico Kent Brantly passa da paria emarginato a messia portatore della salvezza al proprio popolo. Maltrattato, respinto, umiliato, si prende la propria rivincita dalla croce e con il proprio sangue, che ha sconfitto il male, può redimere coloro che lo hanno disconosciuto.

“Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”. Il destino della Fortezza passa per il corpo del giovane medico, svuotato dal plasma come un pozzo dal petrolio.